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Monastero Greco-Ortodosso di San Giovanni Theristis - Bivongi (RC)

Il Sacro Monastero di San Giovanni Theristis si trova nelle campagne del Comune di Bivongi, in una vallata sovrastata dalle ripide pareti del monte Consolino, denominata Vallata bizantina dello Stilaro. La basilica bizantino-normanna fu edificata in memoria di San Giovanni Theristis, un umile monaco vissuto nel piccolo insediamento monastico posto tra le fiumare dell’Assi e dello Stilaro, nel IX secolo.

L'antico monastero

Nel luogo di questo aghiasma sorse nell’XI secolo un monastero bizantino a lui intitolato. Esso si sviluppò in periodo normanno come uno dei più importanti monasteri basiliani nel Meridione d’Italia e mantenne splendore e ricchezza sino al XV secolo. I suoi monaci erano molto dotti e possedeva una vasta biblioteca e ricchi tesori.

Il monastero cominciò a conoscere in seguito fasi di declino, come tutti i monasteri greci della zona: nel 1457 il Visitatore Apostolico del Papa ne constatava la decadenza.

Il complesso architettonico

“A settentrione di Stilo una catena di modica elevazione separa le due contigue e parallele vallate dello Stilaro e dell’Assi. A cavallo del valico che collega i due bacini e che dovette essere attraversato da una mulattiera assai malagevole ma altrettanto frequentata nei tempi di mezzo, sorgono le ruine di S. Giovanni Vecchio quasi all’altezza di Stilo, emergenti in mezzo a macchie di neri elci e di verdi quercie e così segregate dal mondo per la profonda vallata che ben pochi degli Stiletani le conoscono, e nessuno studioso dell’arte medievale le aveva visitate. In questa chiusa e quasi mistica solitudine assai prima del sec. X sorse un umile monastero basiliano, il quale verso il 1100 fu nobilitato ed assurse a grande fama per la presenza di S. Giovanni Theresti, e poco appresso per la sontuosa riedificazione fattane da uno dei due Ruggeri. Anzi a tanto assurse la sua fama, da esser proclamato caput monasterium ordinis S. Basilii in Calabria”. Con queste parole Paolo Orsi descrive il pittoresco scenario, così mistico e solitario, in cui ritrova quasi casualmente le rovine del monastero di San Giovanni Therestìs, presso Bivongi, scoperta della quale si attribuisce la paternità. La prima menzione di un monastero intitolato a San Giovanni Theristìs appare nell’atto di fondazione della diocesi latina di Squillace (1096) . Il monastero era tuttavia da tempo attivo, come apprendiamo dal cartolario del monastero, Gerasimo Atoulinos aveva fondato, secondo André Guillou a cavallo tra l’età bizantina e quella normanna, una comunità monastica su una sua proprietà, stabilendone per essa l’indirizzo spirituale. A partire dalla fine dell’ultimo decennio dell’XI secolo le fonti forniscono tuttavia una serie di informazioni dirette e indirette che evidenziano il condensarsi dell’attenzione della famiglia comitale normanna per il monastero di San Giovanni Theristìs concretizzatasi attraverso l’inserimento dell’autorità normanna nella conferma dei nuovi igumeni e in una munifica promozione del suo stato patrimoniale. Da un punto di vista architettonico la chiesa si configura come un edificio ad impianto longitudinale a T, con lunga aula mononave, presbiterio triabsidato con profilo scalare, cupola innestata su alto tamburo composito all’incrocio del transetto con la navata. Una delle caratteristiche più interessanti dell’edificio risiede soprattutto nel contrasto tra la semplicità costruttiva e ornamentale della navata e la complessa soluzione tectonica e decorativa della zona presbiteriale. Questa è generata dall’articolazione di tre vani quadrati gravitanti intorno ad uno centrale di dimensioni leggermente maggiori rispetto ai primi due e culminante nella sorprendente elevazione verticale della cupola. I due vani posti sull’asse trasversale nord-sud a costituire il transetto, presentano pianta quadrata con il lato orientale munito di absidiola priva di coro e poco pronunciata esternamente. Tra i due si colloca il vano centrale seguito sul lato a oriente da un breve bema rettangolare concluso dall’abside. È nel punto di innesto tra navata e transetto che il sistema si manifesta nel suo intero sviluppo spaziale: l’invaso si espande verso l’alto con una sequenza di tre tamburi sovrapposti in asse, la cui ampiezza diminuisce progressivamente, e terminante nella calotta emisferica. Il primo tamburo, quadrato, è provvisto sui lati longitudinali di una doppia cornice a denti di sega; il secondo, ottagonale, si apre in quattro finestrelle alternate ad altrettante quattro trombe a cuffia angolari a duplice risalto; il terzo volume, cilindrico, presenta un leggero sbalzo mediano che genera una contrazione del diametro della cupola conferendole il tipico profilo di gusto islamico. La crociera si apre sui due ambienti laterali con archi a pieno sesto, mentre verso l’aula e il bema con grandi arcate a profilo acuto. Il complesso monumentale, dopo il suo abbandono avvenuto il 12 marzo del 1662 a causa del trasferimento dei monaci e delle reliquie dei santi teofori Giovanni il Mietitore, Nicola e Ambrogio nella vicina Stilo, è stato restaurato nelle sue forme stilistiche attuali a partire dal 1984 e nuovamente abitato dai monaci ortodossi greci della Repubblica monastica del monte Athos, dal marzo del 1994, e della Chiesa ortodossa rumena a partire dal luglio del 2008.

La rinascita

Nel Seicento una banda di briganti creò molte difficoltà al monastero e nel 1662 i monaci lo abbandonarono definitivamente per trasferirsi nel convento più grande di San Giovanni Theristis fuori le mura a Stilo, dove furono portate le reliquie di San Giovanni Theristis e dei Santi asceti Nicola e Ambrogio. All’inizio dell’800, in seguito alle leggi napoleoniche sui beni ecclesiastici, divenne proprietà del comune di Bivongi. Appartenne poi a diversi proprietari, che lo adattarono all’uso agricolo. Gli eredi dell’ultimo proprietario lo donarono nel 1980 nuovamente al comune di Bivongi. Il monastero, dismesso nel corso del XVII secolo con il trasferimento dei monaci a Stilo, fu scoperto da Paolo Orsi nel primo decennio del 1900, il quale per la lontananza dal centro urbano e per la mancanza di una comoda viabilità nulla poté fare per salvaguardarlo. Il San Giovanni fu “riscoperto” nel 1965 da Franco Ernesto, allora sindaco di Bivongi, il quale si adoperò affinché il monastero ed il Katholicon fossero conosciuti e salvaguardati. Nel 1990 cominciarono i lavori di ristrutturazione dell’edificio e dell’area per riportarlo ad essere nuovamente un luogo di preghiera per i monaci ortodossi. Nel 1994 cominciarono a vivervi stabilmente i primi monaci athoniti provenienti dal Monte Athos e nel dicembre dello stesso anno il Consiglio Regionale della Calabria dichiarò sacra l’area compresa fra i fiumi Stilaro e Assi per facilitare l’insediamento dei monaci. Il 24 febbraio 1995 il comune di Bivongi consegnò ufficialmente il monastero all’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia per un tempo di 99 anni. Questo monastero è il primo in Italia ad essere stato fondato da monaci athoniti provenienti direttamente dall’Athos. Il 21 marzo 2001 il monastero fu visitato dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, che vi riportò una reliquia di San Giovanni Theristis dall’omonima chiesa di Stilo. Nel 2002 sono stati definitivamente ultimati i lavori con il completamento della ricostruzione del katholikon. Nel 2008 il Consiglio comunale di Bivongi, ha concesso l’uso del Monastero per 99 anni alla Chiesa ortodossa rumena in Italia in seguito alla mancata custodia da parte dei Greci, così come accadde qualche mese prima con il Monastero di Badia a Mandanici in Sicilia, tornato nelle mani del Comune che lo aveva concesso.