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La storia di questo Santuario, è legata a doppio filo con quella di Fratel Cosimo, infatti, l’uomo ha più volte ricevuto la visita della Santissima Vergine, la prima volta fu nel maggio del 1968, poco dopo l’imbrunire, mentre Cosimo Fragomeni era intento nel portare agli animali del fieno. In quell’occasione la Madonna gli Chiese di costruire sul luogo della sua apparizione una Cappella, per permettere alle genti di pregare.
Altre apparizioni si susseguirono, insieme ad eventi miracolosi, dopo la costruzione della Cappella, Fratel Cosimo chiese ad un pittore di Caulonia di nome Ilario Tarsitani, di dipingere un’immagine della Madonna, secondo la sua visione. Si narra che il pittore tento più volte di dipingere il collo, ma la mano si bloccava.
Come le volte precedenti, Cosimo si presento a casa del pittore per vedere l’avanzamento dei lavori, l’uomo questa volta in lacrime lo afferrò per il braccio e spiegò che l’immagine si era miracolosamente completata da sola, disse pertanto a Cosimo che voleva fare qualche perfezionamento, ma venne interrotto da quest’ultimo dicendo di lasciarla così come si trovava.
In seguito Fratel Cosimo ebbe un’altra visione, da un punto del terreno sgorgava dell’acqua miracolosa, ebbene nell’Ottobre del 2001 durante la Messa, sentì lo scroscio di acqua come quella di una cascata, anche una donna tra i fedeli ne udì il rumore. I lavori di scavo continuarono per un po’ quando gli operai esclamarono di aver trovato l’acqua, i fedeli giunsero da ogni dove e anche Fratel Cosimo si recò, bevendo l’acqua ancora torbida, facendo come i pellegrini nella sua visione.
Nella borgata di ‘Santa Domenica’, il 27 gennaio 1950 alle ore 8,00 circa, è nato Cosimo Fragomeni,primogenito di due figli dei coniugi Ilario Fragomeni e Maria Mazzà, gente umile, impegnata a coltivare la terra, ma serena e fiduciosa nell’aiuto della Provvidenza.
Piccola frazione del comune di Placanica, Santa Domenica distante dal centro circa 5 km, all’epoca, era raggiungibile a piedi o a dorso di un asino ,attraverso una mulattiera che si innerva nella vallata del ‘Precariti’, che taglia a metà l’intero territorio comunale, un’anonima borgata ‘ferita’ dall’esodo di massa che aveva strappato e portato via migliaia di giovani calabresi costretti ad abbandonare affetti e fazzoletti di terra, in cerca di lavoro e di dignità.La gente rimasta aveva reagito alla fatica di vivere con orgoglio e determinazione , necessaria alle provocazioni di una esistenza di stenti e con un forte radicamento alla fede che si traduceva in una diffusa solidarietà. E fu proprio in questa famiglia, dove regnava il vicendevole rispetto e la pace, che il piccolo Cosimo trovò le profonde radici cristiane che alimentarono nelle pieghe più intime della sua anima un precoce anelito alla santità e la vocazione alla pietà cristiana.
Quando Cosimo ebbe compiuto il primo mese di vita, per il battesimo, furono i nonni a portarlo nella Chiesa matrice dedicata a San Basilio Magno,a ridosso della quale si è sviluppata parte del paese: “ I Fragomeni abitavano fuori dal paese in una casa poverissima e quando lo andammo a prendere la fiumara era in piena. “- haraccontato Fioravante Monterosso, pochi anni prima di morire- “ La madre, secondo la tradizione di quei tempi, non poteva andare in chiesa dopo il parto finchè non fosse trascorso un certo periodo di tempo e, pertanto, andammo io e mia moglie in chiesa a fare da padrini”.
L’infanzia del piccolo Cosimo trascorre in serena semplicità mentre la madre, donna pia e umile, che lo educa alla fede e alle virtù cristiane, non tarda a capire che il suo non è un bambino come gli altri. Anche se conosce presto la durezza della vita, Cosimo è un bambino ubbidiente e buono, che condivide volentieri la fatica e il lavoro dei suoi cari aiutando il padre ad accudire il gregge tra radure e campagne solcate da sentieri pietrosi levigati dalla pioggia e bruciati dal sole e dove, nella quiete solenne della natura, incomincia a pregare e meditare. Uno gli aspetti più sorprendenti dei suoi primissimi anni fu, infatti, l’intimità speciale che ebbe con la Madre di Dio e la precocità con cui corrispose alla grazia: tante le circostanze straordinarie e prodigiose che scandirono la sua verde età, fatti misteriosi (non aveva ancora compiuto un anno e già il piccolo Cosimo cominciò a fare esperienza della sofferenza) che costituiranno chiare indicazioni del suo santo e luminoso avvenire.
Man mano che cresceva in grazia confortato com’era dall’esempio delle virtù dei genitori, Cosimo sembrava già bramare un’ideale di vita ascetica. Un’anima tesa verso l’alto che già vibrava di una speciale intima passione spirituale. Esperienze mistiche riportate fedelmente e dettagliatamente in una trentina di lettere, in alcune delle quali Cosimo Fragomeni racconta delle apparizioni della Vergine Immacolata, avvenute, dall’11 al 14 maggio 1968, all’imbrunire, mentre si accingeva a rientrare a casa dopo una giornata di duro lavoro nei campi su un enorme masso coperto da cespugli e rovi divenuto, da allora, ‘Lo Scoglio delle apparizioni ’, meta incessante di pellegrinaggi. Una esperienza straordinaria che infiammò d’amore il cuore del giovane, all’ epoca diciottenne, che accogliendo nella fede le indicazioni che la Madonna gli affidò attraverso quattro messaggi rivolti all’ intera umanità, diede inizio alla straordinaria opera di evangelizzazione per la salvezza dei peccatori. Una epifania di grazia, che trasformò l’umile contadino in un testimone della carità cristiana, capace di parlare al cuore della gente.
Un esercizio costante alla santità che Cosimo, soprattutto la sera, continua nella sua stanzetta fredda e umida (che minerà il suo giovane corpo già provato dai digiuni e dalle mortificazioni) e che diventerà luogo privilegiato di tante manifestazioni mistiche straordinarie, sempre riferite dal giovane a don Rocco Gregorace, (sacerdote, all’epoca, di Placanica) che per primo ebbe il privilegio di conoscere le sue confidenze. Pur essendo senza istruzione ( per aiutare in famiglia, Cosimo, sarà costretto ad interrompere gli studi in prima media) la sua lingua si distingue per le sottigliezze teologiche e per il gergo erudito. Una freschezza di linguaggio, conciso e diretto, che penetra nelle pieghe più intime dell’animo e induce il peccatore a rivedere i propri comportamenti per rimettere la propria esistenza sulla retta via. Paragonato per le sue virtù profetiche e taumaturgiche al Santo di Pietrelcina, la straordinaria vita dell’umile contadino, diventato per tutti fratel Cosimo, dopo avere scelto il duro cammino della penitenza e della preghiera, in particolare di quella preghiera tanto gradita alla Madonna, il Santo Rosario, testimonia la profonda unione con Cristo sofferente che si manifesta in una amorevole carità verso i malati. Una vita, la sua, tutta mariana, spesa al servizio della Verità; e infatti, in tanti anni di annuncio coraggioso del Vangelo, con l’invito ad edificare la propria vita su Cristo, fratel Cosimo, ha invocato, per molti peccatori, il prodigio della conversione e per tanti sofferenti la guarigione. L’immagine che il mondo intero si è fatta di questo ‘apostolo’ del S. Rosario, è di un uomo di grande fede, umile e mite, che con la sua sofferenza, nella fragilità delle sue forze fisiche, incarna, un evangelico segno di contraddizione capace di ridestare la speranza anche nei cuori più induriti dal peccato.
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