Come cambia la nostra vita

È sconvolgente come in così poco tempo la vita di milioni di persone possa cambiare nello stesso momento.

Possa modificare la prospettiva, finanche la percezione delle cose. Anche in un Paese come il nostro spesso diviso su tutto o quasi, dove si spendono più energie a demolire che a costruire qualcosa, per sé stessi e per gli altri.

Poi, all’improvviso, arriva un nemico invisibile che non conosce alcuna distinzione tra ricchi e poveri, neri e bianchi, analfabeti e intellettuali, imprenditori e impiegati, giovani e anziani.

Di fronte a questa sconcertante evidenza, improvvisamente, riscopriamo tutti di essere sulla stessa barca, di abitare un solo pianeta che, per quanto grande, non possiede distanze e confini tali da evitare il contagio globale.

E così, la prima delle riflessioni che intravedo all’orizzonte riguarda il nostro rapporto col tempo e come lo abbiamo impiegato, sulle occasioni sfuggite e su come la vita di ognuno di noi potrebbe cambiare in meglio se, trascorso questo spazio di clausura, decidessimo di avere più cura della nostra umanità.

Se soltanto scegliessimo di non riversare sempre la colpa sugli altri qualora le nostre aspettative di successo o soddisfazione non sono come vorremmo, se decidessimo di impegnarci tutti un po’ di più per migliorare quello che non ci piace provando ad essere inclusivi, solidali e aperti al cambiamento.

In queste lunghe giornate trascorse tra casa e gli uffici del ministero dove ho l’onore e il privilegio di servire il Paese, riscopro, paradossalmente, quel senso di calma che avevo ormai perso fagocitata da molteplici impegni e provo a ripercorrere la mia vita e le scelte che mi hanno portato fin qui.

E’ difficile fare politica, soprattutto se ad essa ti dedichi con abnegazione lavorando solo ed esclusivamente per il bene comune. E’ difficile mettere in atto il cambiamento, le resistenze sono tante a partire proprio dalla macchina politica e amministrativa: le procedure, le bolle di potere, il complicato scacchiere degli equilibri preconfezionati, le lunghe e complesse discussioni per raggiungere un accordo. E poi c’è la bulimia della comunicazione, perché se non racconti enfaticamente quello che fai è come se non facessi nulla. Eppure, in tutta questa complessa locomotiva della politica e della propaganda che vi gira intorno, ci sono opportunità straordinarie per rendere questo nostro tempo un tempo migliore.

Negli ultimi due anni vissuti immersa nella politica attiva ho avuto modo di conoscere il meglio e di sfiorare anche il peggio. Ho incontrato realtà e imprenditori che fanno cose meravigliose nel campo dell’innovazione, della cultura e del sociale. Mi sono seduta intorno ad un tavolo per ascoltare giorno dopo giorno le richieste e le idee delle grandi associazioni di categoria così come di ogni singola persona che volesse partecipare al progetto di far crescere la comunità.

Tuttavia, ho, purtroppo, incontrato anche chi non si arrende allo schema di una politica feudale incrostata a costumi ed usanze che individuano nella raccomandazione, il piacere, il tornaconto spicciolo, il fine unico cui dedicare ogni mezzo senza nessuna intenzione di apportare il seppur minimo miglioramento degli interessi collettivi.

Una visione, chiamiamola così, che ha prodotto conseguenze –negative- forse irreversibili nel contesto in cui viviamo e operiamo, che ha violentato la Calabria.

Ecco perché ormai quest’ultima categoria, che definirei di questuanti, ha avuto modo di comprendere come lusinghe, proposte e minacce velate o meno di un’erosione del consenso politico che mi ha portato in Parlamento non sortisce alcun effetto perché per me la politica è servizio.

Non cerco di essere a tutti i costi un “politico di carriera”, non penso sia per forza la mia strada definitiva, ma desidero essere, questo si, solo me stessa traducendolo in un modus operandi che mi auguro possa ispirare altri giovani a volersi impegnare per il bene comune.

Nulla di ciò che faccio –poco o tanto che sia- potrebbe essere possibile se non avessi accanto a me delle persone altrettanto devote non solo al lavoro che svolgono ma alla ambiziosa missione che ci siamo dati: capovolgere la narrazione di una regione che non ha mai avuto alcune chance se non quella di essere raccontata e vissuta come la più povera tra le povere, malata di corruzione e di ‘ndrangheta.

Ma la bellezza di questa avventura è che nel mio cammino non solo ho incontrato chi da calabrese ha deciso di credere in questa vera e propria sfida ma avere al contempo incrociato persone, comprese quelle che fanno parte del mio team, che calabresi non sono, ma hanno preso a cuore questo desiderio di spinta nel creare qualcosa di buono, concreto e pulito laddove sembra che tutto ti dica che è impossibile farlo.

Ecco, di questo, sono davvero felice e ringrazio ogni giorno per la fortuna che ho nel poter dedicare la quotidianità nel servire il mio Paese e di poterlo fare insieme ad altre persone innamorate dell’idea di provare a lasciare un’eredità positiva alle generazioni che stanno prendendo forma oggi, nonostante le enormi difficoltà e nonostante la “quarantena”. La mia più grande speranza ai tempi del coronavirus.

Anna Laura Orrico
Sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali