Eppure si resiste

Il governo ci ha ufficialmente intimato di rimanere a casa fino al 4 maggio, quando pian piano riprenderanno le attività economiche rimaste sino ad oggi bloccate perché la pandemia, iniziata a novembre in Cina, e che avrebbe successivamente colpito il mondo intero, ha mietuto troppe vittime (per esempio a Milano, ad oggi, più del triplo di quelle registrate durante la seconda guerra mondiale).
I primi focolai individuati in Italia sono stati nelle regioni Lombardia e Veneto che sono poi le più colpite, ad oggi, insieme all’Emilia Romagna e al Piemonte.
La guerra è ancora nel suo pieno corso ma la gente sembra non rendersene conto, se non fosse per il numero elevato di morti, poiché il nemico contro cui combattere è invisibile, si tratta del Covid-19, un virus che si trasmette in modo rapido ma letale attraverso le goccioline della saliva. Queste ultime (trasmissione droplet), però, si disperdono nell’aria e “probabilmente” potrebbero usare altre sostanze, come le polveri sottili, per infettare meglio, per questo bisogna distanziarsi almeno un metro e mezzo (o due) dalle persone, non avere più contatti sociali quindi né più abbracci né strette di mano, e dunque lavarsi spesso le mani con sapone o disinfettarle con soluzioni alcoliche, e per chi se lo può permettere, indossare guanti in lattice e mascherine protettive (Dpi) ogni qualvolta si esce.

Le città sono deserte o quasi perché qualche trasgressore non rispettoso delle regole si trova sempre.
Si può uscire solo in casi di stretta necessità ossia per procacciarsi viveri e/o medicine, ed agli anziani, ai bambini ed alle persone più fragili, ossia affette da patologie varie, è assolutamente proibito uscire.
I bambini per fortuna sembrano essere immuni o quasi da questa pandemia in quanto quei pochi che si ammalano guariscono rapidamente non riportando gravi conseguenze ma possono, invece, essere molto contagiosi. Chissà quando i nonni potranno rivederli e riabbracciali!
Sono sospese le attività didattiche e chiusi tutti gli esercizi commerciali di non stretta necessità. Si deve restare a casa. Ognuno nel proprio nucleo familiare isolandosi da tutto e da tutti. Che cosa inconsueta per noi briosi italiani abituati ad uscire con gli amici, e fare gli aperitivi, a scambiarci strette di mano ed abbracci! Tutto questo è bandito e lo sarà ancora per quanto?
Si pensa al futuro e non ci si sente affatto sicuri perchè alla crisi sanitaria sta già seguendo la crisi finanziaria ed economica: c’è molta gente che non sa come sbarcare il lunario.

I bambini disegnano arcobaleni con scritto sopra: “Andrà tutto bene” anche se, molti di loro, sono coscienti del fatto che non è così visto quello che sta accadendo. Stiamo scrivendo una brutta pagina della nostra storia su cui in futuro si dovrà far luce per capire l’origine occulta di questa pandemia.
Papa Francesco, seppur colpito da attacchi provenienti dallo stesso mondo cattolico, e non solo, che lo accusano di essere un comunista sovversivo, invita tutti dal Vaticano a pregare e a restare in casa e continua a fare appelli per i più poveri e per l’unità e la solidarietà tra gli stati.
Intanto il virus continua a mietere vittime, seppur in modo leggermente ridimensionato, non solo in Veneto e in Lombardia ma anche in tante altre regioni italiane. E non solo una generazione rischia di andarsene via, quella dei nostri genitori e dei nostri nonni, ma iniziano ad aumentare le vittime anche nelle fasce più giovani, trentenni, quarantenni anche immuni da patologie. Ad esempio in Francia si è verificato un caso in cui a morire è stata una sedicenne con lievi sintomi colpita dal virus letale in una delle sue forme più aggressive.
Scienziati e virologi continuano a studiare e confrontarsi sui mainstream-media mentre aumentano i contagi tra medici ed infermieri sempre in trincea e con i volti segnati da lividi a causa delle mascherine tenute per troppo tempo.

I malati, tutti rigorosamente in isolamento, continuano a morire senza poter neppure ricevere un abbraccio né una stretta di mano da parte dei propri cari. Sono ancora vive, negli occhi di tutti le immagini del corteo dell’esercito che trasportava le salme fuori dalla città di Bergamo, dove il cimitero non ce la faceva più a contenere i propri morti. La sanità è stata per diverso tempo al collasso, non c’erano più posti letto in terapia intensiva e la mancanza di dpi per medici e personale sanitario è ad oggi un problema insormontabile. Per non parlare del pandemonio registrato nelle strutture sanitarie per anziani, sia al nord che al sud, dove le vittime non si contano e dove sono in corso le inchieste della magistratura che porteranno chissà a quali risultati!
Nel sud-Italia dove il contagio sembra essere più contenuto si susseguono gli appelli, dei governatori, a tutti i concittadini domiciliati nel nord-Italia a non rientrare al sud così da non mettere a rischio la propria salute e quella dei propri cari; la regione Calabria è stata una delle prime a chiudere i confini per evitare gli spostamenti dato che in alcune regioni del sud la sanità è stata o è commissariata da anni e dove “come risaputo” i tagli alle strutture sanitarie sono stati più selvaggi. Eppure si resiste. L’Italia non era pronta a fronteggiare la pandemia, come il collasso della sanità lombarda ha dimostrato, ma nemmeno il mondo intero era pronto!
Mentre tutto questo accade fuori, nell’interno delle case private, si moltiplicano le video-chiamate, i messaggi ed i video inviati tramite social. C’è chi ha la fortuna di avere una casa grande dove poter mettere in quarantena i propri familiari, qualora ce ne sia la necessità, ma ci sono anche molti che vivono, in sette, nei bassi o addirittura un tetto nemmeno ce l’hanno.

Ai cittadini vengono richiesti sforzi sempre maggiori per restare a casa, seppur ci sono sempre i soliti furbetti che con la scusa di portare fuori il proprio cane fanno a turno il giro del palazzo. Questi sforzi vengono richiesti senza tener conto della minoranza di coloro che seppur, reclusi in casa a causa di patologie e malattie rare hanno bisogno di assistenza e di piani terapeutici che vengono espletati con difficoltà dalle aziende ospedaliere, visto il contesto, e di farmaci salvavita che tardano ad arrivare nelle farmacie provinciali perché provenienti dall’estero. Siamo in piena guerra ma alcuni sembrano non rendersene conto, ecco che aumentano le multe e le sanzioni, ma molto spesso anche questo non basta perché ci sono anche quelli che devono andare a lavorare mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri familiari. Sono i medici, gli infermieri, i farmacisti, gli operatori sanitari, i commessi e le commesse dei supermercati, i camionisti, gli operatori ecologici, gli operatori delle imprese funebri, i dipendenti di alcuni uffici pubblici e tante altre categorie per cui la vita non si può fermare.

Il collasso economico è già iniziato. Questo si è visto da alcuni supermercati presi letteralmente d’assalto, vedi la Sicilia, dove la gente ha prelevato la merce senza neppure pagare. Questo ci fa riflettere sul fatto che se non si prenderanno i provvedimenti necessari si rischia di lasciare campo libero alla criminalità organizzata.
Intanto i politici continuano a litigare ed alimentare i talk-show televisivi con promesse quali sussidi economici per le fasce più deboli e prestiti alle imprese al collasso. Si spartiscono cariche istituzionali e cercano il giusto compromesso (Mes, Eurobond) con gli stati europei del nord che sembrano poco solidali con quelli maggiormente colpiti dalla pandemia. E in questo marasma l’unione europea mostra segni di cedimento.
Eccoci giunti alla tanto attesa “Fase 2”. Si parla tanto di test sierologici e tamponi. Verranno fatti? Si. Ma a chi? Alle persone più note ed in vista mentre la stragrande maggioranza dei cittadini continuerà a morire nelle proprie case senza che i familiari ne conoscano il reale motivo?
Mentre in Cina, a Wuhan nella provincia dell’Hubei, da dove tutto è partito la situazione comincia a stabilizzarsi, a Singapore dove tutto era sembrato più tranquillo, c’è l’ondata di ritorno del contagio. Quello che si teme anche in Italia, dopo il 4 maggio, perché i cittadini non sono pronti ad affrontare questo nuovo modo di vivere e soprattutto il governo non ha dato ancora le giuste dritte su quello che si dovrà fare, se ci saranno dpi per tutti o se sarà possibile istituire le giuste misure di sicurezza negli esercizi commerciali ed in tutte le attività aperte al pubblico.
In Cina le misure sono state più restrittive e rigide, e questo ha permesso che il fenomeno si arginasse più velocemente seppur compaiono già i casi da contagio di ritorno. Beh sì perché fino a quando non ci sarà un vaccino o la pandemia non si arresterà nel mondo nessuno sarà più al sicuro!

Carmela Infante